Tra vent'anni non sarete delusi delle cose che avete fatto ma da quelle che non avete fatto. Allora levate l'ancora, abbandonate i porti sicuri, catturate il vento nelle vostre vele. Esplorate. Sognate. Scoprite. (Mark Twain)

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mercoledì 12 febbraio 2014

Dolci sogni e camere bizzarre

Oggi giornata girovaga... dal girottare per la mia città godendomi il sole sono passata a girare per il web. Ed è proprio quando cerchi un'informazione che ne spunta un'altra che ti fa completamente dimenticare la prima ricerca. Perciò da qualche informazione sulle nuove destinazioni di una compagnia aerea, link dopo link mi sono trovata a scorrere l'elenco di alcuni hotel davvero strani.

Il primo ad apparirmi sotto il naso non poteva che essere a Londra. Quale altra città è in grado di soddisfare elegantemente ogni tipo di bizzarria? Forse è per questo che la adoro follemente, che ogni volta che ci torno penso a quando mi sarà possibile di nuovo vagare per le sue strade e assorbire la sua atmosfera. Insomma, di atmosfera questo albergo ne farà respirare eccome. Ed anche smog secondo me, ma questa è solo un'idea mia. Pare infatti che a un tal David Weeks, taxista, durante le Olimpiadi del 2012 sia venuto in mente di convertire il suo taxi in una stanza d'albergo dotata di ogni genere di confort. Si va dal materasso di ultima generazione, all'ipad, al minifrigo ad energia solare fino ad arrivare perfino ad un orsacchiotto Paddington. Ovviamente la mattina il taxi torna ad essere tale e quindi bisogna sbrigarsi con il check out, ma questo non è neanche l'inconveniente più scomodo direi. Però un dubbio grande mi è venuto...il bagno?!? Sbirciate qui
File:Costa rica bahia salinas copia.jpg

Rimanendo in tema di mezzi di trasporto, che dire degli aerei convertiti ad hotel nei Paesi Bassi e in Costa Rica? I primi ospitano un aereo usato all'epoca della guerra fredda ora divenuto hotel di lusso. Compresa di sauna ed idromassaggio, la singolare sistemazione non manca di nessun confort.
In Costa Rica invece, un Boeing 727 del 1965 è diventato la chic suite di un hotel a Quepos, affacciata direttamente sulla spiaggia e immerso nella natura mozzafiato del posto. Date un'occhiata qui e qui

E poi, la mia camera d'albergo preferita. Si trova a New York e il suo arredamento è interamente in... cioccolato!!! Una meraviglia anche solo parlarne, esserci deve essere favoloso. Il Bryant Park Hotel ha infatti allestito una suite, chiamata "Godiva Chocolate Suite" in cui tutto, dai mosaici sul pavimento, al tavolo, ai piccoli oggetti, è fatto interamente di cioccolato. Guardate qui per informazioni sull'hotel.


Che si decida di affidare il proprio ristoro alle comodità di un taxi o di un aereo o se si voglia provare l'esperienza, secondo me splendida ma io sono di una golosità unica, di dormire immersi in un mondo di cioccolato e lasciare che i sogni ci portino tra gli oompa loompa, alloggiare in un albergo come questi è già di per sé un viaggio. All'insegna dell'originalità e della stravaganza, che di tanto in tanto nella vita non guastano.

Per le foto ringrazio www.wikipedia.it

giovedì 7 febbraio 2013

Vento, vento, vento ...


Il vento che oggi schiaffeggia allegramente casa mia è inimmagginabile. Rumoroso, fastidioso, di tanto in tanto vedo persino qualche povero uccellino in balia della corrente per aver tentato una rapida, quanto inutile, incursione fuori dal suo nido. Che poi, se proprio c'è un agente atmosferico che mi infastidisce, è il vento. Se prendi l'aereo in una giornata ventosa, preparati a balzellare durante decollo e atterraggio, se sei in autostrada, rallenti in stile lumaca perchè se no è troppo pericoloso. Non parliamo se trovi una giornata di vento mentre affronti un viaggio in nave. A me è capitato. Per fortuna non soffro di nessun disturbo legato al movimento sui mezzi di trasposto, ma assicuro che le facce verdoline intorno a me erano più di quelle rosee. Si complica tutto quando c'è il vento. Tranne a chi pratica sport che proprio di vento necessitano. Quindi, oggi occhi puntati su ... i luoghi più ventosi del pianeta.

Il primo posto ovviamente va a lui, che è finito nel Guinnes dei Primati come luogo più ventoso del mondo. Non è proprio a portata di mano, nè pianificare un viaggio in questa zona è affare semplice, sicuramente. Sto parlando della Baia del Commonwealth, niente meno che in Antartide. Scoperta 101 anni fa e intitolata al Commonwealth australiano, questa baia subisce raffiche di vento che regolarmente arrivano a 240 Km/h. Ventoso, ma affascinante.

Senza andare a scomodare il Polo Sud, se amiamo il vento si può organizzare un bel viaggio in Sudafrica, a Cape Town. Vento a parte, offre una miriade di proposte. Tanto per cominciare è in Africa, con tutta la bellezza che da ciò consegue. Un tuffo nella cultura africana è un rimettersi in forza, è un bagno nello star bene, è una ricarica di energia che ti lascia negli occhi solo cose belle, e nel cuore una malinconia infinita. Da lì, poi, si possono organizzare escursioni varie, come i safari (emozione grandissima) o una visita a Robben Island, l'isola delle foche patrimonio dell'Unesco, usata anche come carcere. E già che ci siamo, uno sguardo ai Pinguini che abitano nei pressi del Capo di Buona Speranza, non sarebbe male. Poi squali, balene ma anche giardini botanici. Montagne o vigne e il lungomare della città, punto importantissimo non solo per i turisti. Il vento c'è, ma sono talmente tante le cose da vedere e da fare, che si può anche sopportare.
Se vi stuzzica, date un'occhiata qui: http://blog.tui.it/viaggio-del-mese/sudafrica/


Infine ci spostiamo in Brasile, a Fortaleza per la precisione, nella città di Paracuru. Definita da molti il Paradiso del Kite, sport che proprio del vento si serve. A parte il fatto che appena ho visto le foto, ho completamente dimenticato la questione vento sì vento no, perchè è incantevole. Spiaggia bianchissima, dune, mare trasparente, fauna e flora ricchissime, quasi quasi... pace se il vento mi innervosisce e non poco, se sto tutto il giorno in un mare del genere secondo me mi passa... basta provare!
Per chi volesse affrontare il vento: http://www.windparacuru.com.br/

mercoledì 6 febbraio 2013

Mare ...

"Il mare incanta, il mare uccide, commuove, spaventa, fa anche ridere, alle volte, sparisce, ogni tanto, si traveste da lago, oppure costruisce tempeste, divora navi, regala ricchezze, non dà risposte, è saggio, è dolce, è potente, è imprevedibile."
(Oceano Mare, Alessandro Baricco)

Sicuramente ormai tutti avrete sentito la notizia dello tsunami di questa mattina, nell'Oceano Pacifico. Come spesso accade, la terra ha tremato e il mare si è preso la sua rivincita, creando un'onda alta più di un metro, che ha investito le isole Salomone. Morti, ovviamente, feriti, ovviamente, molto da ricostruire, ovviamente. Il mare è così, con il suo essere impetuoso è allo stesso tempo magnifico e catastrofico. Quelle stesse isole sono meta ogni anno di grandi viaggi, quelli bellissimi che creano un sacco di invidia a chi non li compie ma vorrebbe, quelli che se fai stampare tutte le foto che scatti non mangi per anni, tutto proprio grazie a quel mare. Oggi, però, non è per la bellezza o la trasparenza dell'acqua che se ne parla, nè per i pesci che la popolano, nè tantomeno per il carattere splendido degli abitanti. Se ne parla perchè il mare, oggi, ha deciso di ricordarci che è bello ammirarlo ma è giusto temerlo. Ma non si può cessare di amarlo, per questo ...

"Ma soprattutto: il mare chiama. (...) Non smette mai, ti entra dentro, ce l'hai addosso, è te che vuole. Puoi anche far finta di niente, ma non serve. Continuerà a chiamarti"
(Oceano Mare, Alessandro Baricco)

mercoledì 30 gennaio 2013

Mollare tutto ... o no?

Questa mattina mi sono imbattuta in una notizia che mi ha fatto riflettere. Non è una news, poichè il fatto risale al luglio scorso ma il valore, per me che non l'avevo ancora sentita, è uguale.
"Famiglia spagnola vende tutto quello che possiede per comprare un camper e fare il giro del mondo".
Scelta ardita, decisamente, e da qualcuno molto criticata. Ma, sinceramente, chi non ha pensato almeno qualche volta al classico "mollo tutto" per scegliere di ricostruire la propria vita più o meno lontano?

Io personalmente lo penso ogni volta che torno dall'Africa e non riesco ad adattarmi più alla realtà "di qui". Quella "di là" è troppo radicata, colori-odori-sapori-sorrisi-suoni-libertà sono cose a cui ci si abitua prestissimo, ma che poi quando si torna a casa uno deve per forza sistemare nel cassetto delle vacanze insieme alle foto, i passaporti e tutto quello che ci servirà la prossima volta. E non è una sistemazione agevole, però. I colori-odori-sapori-sorrisi-suoni-libertà non ne vogliono sapere di rimanere nel cassetto e trovano spiragli per uscire continuamente, i ricordi sono la loro porta preferita ... e a volte anche quella più dolorosa. Perciò è soprattutto in quei momenti lì che uno pensa di partire su due piedi, quasi fosse possibile spostarsi alla maniera del genio Jeannie, a cui bastava sbattere le palpebre e via, il gioco era fatto.
Una bella valigia capace di contenere il necessario e un pochino di superfluo, una bella dose di coraggio, e saremmo pronti a ricominciare tutto da un'altra parte.
Saremmo, perchè nella realtà poi avere la certezza di non poter condividere più certi particolari della tua vita con alcune persone è faticoso, sapere di interrompere il cammino a fianco di coloro ai quali vogliamo bene lo è altrettanto ... e qui i più smettono di fantasticare e ritornano alla quotidianità.
Questa famiglia spagnola invece no. Marito, moglie e due bimbi piccoli, un camper e una vita tutta da inventare e da vivere in giro per il mondo, toccando con mano la realtà e non solo studiandola, imparando che cosa ci distingua e che cosa ci unisca conoscendo le persone, incontrando gli altri. Sembra una favola, e invece non lo è. A volte forse non serve essere fisicamente lontani per esserlo davvero, nel bene e nel male, le anime affini si toccano nonostante le distanze, e quelle che non lo sono si evitano nonostante la vicinanza. Ammiro molto questi intraprendenti Fernando e Fleur, nei loro occhi c'è quel guizzo di felicità, anzi Felicità, che solo chi rischia un pochino può permettersi di avere.
Pur avendolo pensato tantissime volte, non so se avrei la loro intraprendenza. Mi piace pensare di tornare e raccontare, anche per far vivere il viaggio a chi non era con me. E il viaggio si racconta principalmente con gli sguardi. Sono gli occhi che, prima ancora delle parole, rivelano quello che è stato il nostro viaggio. E questo non si può fare a distanza. Sì, lo so, ora abbiamo tanti mezzi tecnologici a disposizione che ci fanno sentire vicini vicini anche quando siamo ai capi estremi del mondo ... ma, non so, è bello raccontare senza interferenze, senza ritardi nel suono o dovendo sincronizzare gli orologi. Allora forse più di mollare tutto radicalmente, non è meglio sapere di poter cambiare vita qui, dove si è, andando dove si vuole, quando si vuole, per quanto tempo si vuole? Decisamente sì, secondo me! Partire e ritornare per poter ripartire!


mercoledì 16 gennaio 2013

Viaggiare e camminare

"Si possono percorrere milioni di chilometri in una sola vita senza mai scalfire la superficie dei luoghi nè imparare nulla dalle genti appena sfiorate. Il senso del viaggio sta nel fermarsi ad ascoltare chiunque abbia una storia da raccontare.
Camminando si apprende la vita camminando si conoscono le cose camminando si sanano le ferite del giorno prima.
Cammina guardando una stella ascoltando una voce seguendo le orme di altri passi. Cammina cercando la vita curando le ferite lasciate dai dolori. Niente può cancellare il ricordo del cammino percorso."

Oggi, navigando qui e là, cercando offerte e notizie su un po' di bei posti che mi piacerebbe visitare, mi sono imbattuta in questa frease di Rubén Blades, cantautore/attore/politico panamense, come recita la nota enciclopedia online. Non potevo non riportarla, mi piace tanto. Semplice, naturale, se vogliamo anche un po' brutale, come le storie che potremmo sentire se ci prendessimo il tempo di ascoltare chi incontriamo sulla via. Quando si incontrano culture diverse, spesso è difficilissimo capire certi schemi logici che a noi non appartengono, ma possiamo dire veramente di aver viaggiato in un posto se poi torniamo a casa senza sapere niente dei suoi abitanti, della sua storia, delle vite che quel luogo racchiude e custodisce? Non credo proprio. Viaggiare per camminare un po' tra le persone, riconoscendo che quello che ci sfugge in un primo momento, può avere senso se ci prendiamo la briga di scoprirne i motivi che ci stanno dietro. Viaggiare e camminare tra le strade polverose di una città troppo affollata perchè si possa vivere bene. Viaggiare e camminare stringendo nella propria la piccola manina di un bimbo con un ditino in più. Viaggiare e camminare tra le persone malate, sofferenti, e scoprire che quando sei malato ma qualcuno si prende cura di te, sorridi più di quando eri sano. Viaggiare e camminare, percorrere la strada anche in silenzio, ma insieme, quello conta. Viaggiare e camminare per sentire la libertà che hai tenuto compressa dentro per tanto tempo, finalmente uscire fuori. Viaggiare e camminare e ridere delle piccole cose. Viaggiare e camminare e lasciarsi guidare. Viaggiare e ricordare che è bello e giusto essere felici. Viaggiare, camminare. Viaggiare ...


mercoledì 9 gennaio 2013

Viaggi su carta, viaggi su strada

"Ho cominciato a credere che passiamo più tempo seduti di quanto dovremmo"-sorrise-"Altrimenti perchè avremmo i piedi?" (dal libro "L'imprevedibile viaggio di Harold Fry")

Era tanto tanto tempo che non mi capitava di dover prendere una matita per sottolineare qualche frase, paragrafo o parola di un libro mentre lo leggo. Poi ho iniziato questo racconto straordinario di un viaggio a piedi che il protagonista compie in primo luogo per salvare un'amica ma che, lungo il tragitto, si rivela essere anche un viaggio nei ricordi, melle memorie dei tempi passati e felici, che sembrano lontani al momento della partenza, ma che via via che il percorso progredisce riaffiorano e sembrano di nuovo possibili.
Harold, l'impulsivo sessantenne protagonista, attraversa tutta quanta l'Inghilterra per andare a trovare un'amica in punto di morte ma che, come lui le ha chiesto, lo sta aspettando, giusto per rivederlo ancora. Non è una storia strappalacrime, assolutamente, ma come tutti i viaggi, ha momenti di comicità e di malinconia, di riflessione, soprattutto durante il tragitto in aperta campagna, quando gli fanno compagnia solo i campi e le nuvole.


Deve essere un po' la stessa sensazione che si prova quando si è nel deserto. Almeno a me è capitato, quando, di passaggio nel deserto in Egitto, vi ho trascorso alcune ore, di notte. L'aflusso di pensieri che arrivavano alla testa era incredibile, incessante, ma tutte confluivano sempre nella stessa domanda, che mi affiorava alle labbra di continuo e per cui ringrazio Leopardi e la sua splendida "Canto notturno di un pastore errante dell'Asia":

"A che tante facelle?
Che fa l'aria infinita, e quel profondo
Infinito Seren? che vuol dir questa
Solitudine immensa? ed io che sono?"


Guardando quella miriade di stelle, che mai più dimenticherò, ci si rende veramente conto della piccolezza dell'uomo riguardo al mondo, e della bellezza che questo racchiude. A volte bisogna cercarla ben bene, non sempre è così facile vederla, non ci si presenta sempre sotto forma di mare cristallino o vetta altissima. Alle volte è un po' più nascosta, è uno scorcio, un masso nel deserto, e ci devi capitare, come una notte nel deserto, e affacciarti per caso dal finestrino per venire colpito dalla Bellezza. Ma poi, una volta che si ha la fortuna di sperimentarla, niente la toglierà più dalla testa.

Come finisca il viaggio del mio nuovo eroe Harold Fry non lo so ancora, ma già solo il fatto che sia partito per sentirsi parte di qualcosa, del mondo e di quanto racchiude, per me lo rende già vincitore. Mi fa venire voglia ancora di più di mettermi in marcia (magari però un aereo lo prendo volentieri) e di vedere cosa c'è di là.


giovedì 20 dicembre 2012

Argentina


L'Argentina ha una storia che è intimamente connessa alla mia. In realtà è più il contrario, dal momento che la mia famiglia, costretta ad emigrare tanti tanti lustri fa, scelse proprio questa variegata terra per porre nuove fondamenta, per "ricominciare", visto che in Italia la situazione era complicata. Per questo incredibile senso di déjà vu oggi vorrei scoprire, e tentare di far scoprire, qualcosa in più sull'Argentina.
Si tratta di un Paese molto vasto e ricco di una grande varietà di paesaggi, di storia ma anche di bellezze naturali.
Procedendo quasi come a scuola, guardando proprio la cartina, quello che colpisce è la sua estensione, e soprattutto il fatto che, paese tradizionalmente caldo, arrivi a lambire il polo Sud, nella sua estremità meridionale. Grazie a questo, l'Argentina riesce ad accontentare i gusti di chi cerca parchi tropicali, avventure al limite del mondo, città storiche da visitare, linee ferroviarie e stradali degne dei grandi romanzi che la percorrono tutta o in parte.

Come, infatti, non rimanere affascinati dalle splendide Cascate di Iguazù? 272 cascate che precipitano da 72 metri d'altezza... chissà lo stupore di chi le scoprì a metà del 1500! A parte il fascino delle cascate in sè (che è anche possibile ammirare dal basso grazie alle escursioni in gommone), l'atmosfera viene anche resa più bella dal rumore dell'acqua, e dall'aria, densa di acqua, coivolgendo completamente lo spettatore. Le cascate fanno parte di un parco, il Parque Nacional do Iguaçu, in cui abitano più di 1000 specie di uccelli e mammiferi, tra cui i rondoni, le scimmie, le testuggini, i tapiri, immersi in una vegetazione tropicale spettacolare, fatta di palme ed orchidee coloratissime. Ma questo non è l'unico parco naturale. Uno dei più visitati dell'Argentina è il Parco Nazionale El Palmar, che vanta una distesa di palme alte 18 metri, e che ospita vari animali che popolano le sponde del Rio Uruguay.
Ma l'Argentina è anche storia, storia antica, risalente al 1600, più o meno. Proprio a questo periodo risalgono le Missioni Gesuitiche che qui insediarono le proprie "Riduzioni", piccole comunità non solo religiose, ma dove si insegnava anche l'agricoltura, la tessitura, la pittura, i cui resti sono visitabili.
C' è poi anche un'altra storia, questa volta più recente, una storia che unisce il 1889 al 1920, la storia del treno che collega il nord dell'Argentina con il Cile, valicando le Ande. Lo studio cominciò nel 1889 appunto, ma la costruzione fu avviata solo nel 1920. Il "Treno delle Nuvole" parte dalla città di Salta e arriva nel porto cileno di Antofagasta dopo 219 Km e 15 ore di viaggio. Allietato però da musiche folkloristiche, una guida che illustra le varie città e anche una discesa dal convoglio sul viadotto della Polvorilla (4220 mt) per ammirare lo spettacolo.

Spingendoci poi in Patagonia, possiamo avere una buona visione di insieme percorrendo la sua strada più famosa, la Ruta 40, che arriva alla Terra del Fuoco dopo aver attraversato ben 20 parchi, 18 fiumi, 236 ponti. Una volta arrivati lì è impossibile farci sfuggire la Penisola Valdes, una delle riserve marine più importanti del mondo con le sue balene,  elefanti di mare e ... pinguini di Magellano.
Ed eccoci arrivati all'estremo sud del continente, la Terra del Fuoco, con le città di Calafate e di Ushuaia, dove regnano il silenzio e quel senso di avventura e di scoperta di posti che sembrano davvero lontanissimi. Assolutamente da visitare, soprattutto in questo periodo, il Museo della Fine del Mondo ... quella lo è davvero!
Discorso a parte meritano le Pampas, le distese di loess prive di rilievi, cuore economico dell'Argentina, dove si trovano industrie e grandi coltivazioni, ma anche piccoli centri rurali. Qui poi, sulla costa, c'è Buenos Aires (e un pezzetto piccolino delle mie radici), che tra l'altro ha anche bellissime spiagge. Nei parchi nati nelle Pampas si ha la possibilità di vedere moltissimi animali, tra cui il fenicottero e il puma. La Pampa è un po' il simbolo dell'Argentina, con le sue distese i suoi Gauchos, con le città ricche di musei e di chiese, cuore pulsante del paese.

Insomma l'Argentina è un gran paese, in tutti i sensi, non mi stupisce che sia stata scelta da moltissimi come "seconda opportunità" per costriure o ricostruire qualcosa. E poi, per me, questo è un doppio viaggio, scoperta di luoghi splendidi, e scoperta di un pezzetto della mia famiglia viaggiatrice che con coraggio sfida la storia e cambia vita ...

Per saperne di più: http://www.argentina.it/paese_argentina/geografia_argentina.html

martedì 11 dicembre 2012

E se ...

Oggi mi è stata posta una domanda bizzarra, spiazzante anche, mi ha lasciata per alcuni minuti a bocca chiusa, che per me è un evento rarissimo. Poi il mio cervello è uscito dallo stato di shock dovuto più a questo fatto che alla domanda in sè, ed ha cominciato a girare, a pensare... la questione era così posta: "E se i Maya avessero ragione, dove andresti, quali viaggi faresti prima del 21/12?". Posto che qui ed ora non comincerò a dissertare sulla ragione o meno dei Maya e dei loro calendari, ma come si fa a vedere tutto quello che ci offre il mondo in 10 giorni esatti? Bisogna scegliere, e bene. Così sono andata a vedere qualche classica classifica sui posti da vedere prima di morire (che poi si tratta di questo in fondo in fondo) e vi propongo un po' di idee trovate in giro sul web.

Dunque all'unanimità nei primi posti è sempre presente la Polinesia e in particolare Bora Bora,
seguono Stonehenge, la Muraglia cinese, il Taj Mahal, la Cappella Sistina, la Grande Barriera Corallina, Petra, l'Islanda (tutta da vedere a quanto pare), Santorini, i Fiordi della Norvegia, l'Amazzonia, le isole Galapagos, Las Vegas, l'Antelope Canyon, per citarne alcuni, quelli che accomunano più classifiche.
Primo pensiero: se i Maya hanno ragione sono fregata, non ho visto neanche la metà di questi luoghi!
Secondo pensiero: penso che manchi qualcosina in queste classifiche. Prima di tutto, avendo avuto l'onore di soggiornare in Polinesia, non mi sarei fermata a Bora Bora, per quanto paradisiaca, ma un piccolo tour sarebbe stato meglio.
Oltre alla già-da-me-raccontata Rangiroa, sono stupende Moorea, Raiatea, la culla della cultura polinesiana, Tahaa e Huahine, meno conosciute ma (o forse per questo) più autentiche. E poi le Piramidi? La Sfinge? Starci davanti non è un'emozione, ma una valanga di emozioni, c'è persino chi, affacciata sul terrazzino del proprio hotel con vista proprio sulle Piramidi, la sera prima della visita a questa meraviglia, in silenzio singhiozzava dalla felicità, dall'emozione appunto... ma questa è un'altra storia. Non vorremmo fare un saltino a Parigi, o a New York, o a Pechino, o a Mosca? Una nuotatina tra i pesci del Mar Rosso? E le meraviglie della nostra Italia? Grazie per la considerazione della Cappella Sistina, ma non ci mettiamo almeno almeno il Colosseo, le Cinque Terre, la Valle dei Templi ad Agrigento, la città di Verona, Venezia ... non saprei neanche scrivere tutte le bellezze italiane.

E poi c'è lei ... l'Africa ... chi,sapendo di morire, non andrebbe a salutare la mamma? Non potrei mai pensare di lasciare questo mondo senza essere stata ancora e ancora e ancora Laggiù, stringere ancora quelle manine, vedere ancora quegli occhi, godere di quei sorrisi puri ...

Cari Maya per favore non abbiate ragione, c'è troppo ancora da vedere, troppo ancora da scoprire, e tantissima voglia di ritornare dove sto bene!

giovedì 6 dicembre 2012

Viaggiare Scoprire Conoscere

Se "Viaggiare è il mio peccato" come diceva Agatha Christie, io penso di essere una potenziale super - peccatrice. Oggi, all'alba dei miei 2* anni, posso dire di non avere fortissime certezze per il futuro (cosa che, effettivamente, in questo momento in pochi possono affermare) ma sicuramente il programmare un viaggio, la curiosità verso posti più o meno lontani, la sete di conoscere non solo luoghi nuovi, ma persone nuove per tornare con occhi nuovi, questo sì, è una mia certezza. Non importa che la meta sia dietro casa o a 36 ore di volo, quello che importa è la voglia di muoversi! Viaggiare e mettersi in discussione, cercare di capire (e farsi capire) non solo una lingua ma una cultura diversi, questo tiene pulsanti di vita!

Sentirsi liberi...Burundi

Il viaggio, per me, comincia con la decisione di una meta. Che sia per rilassarsi o per vedere una mostra, per visitare una città o semplicemente per perdersi nelle vie di un piccolo borgo e riuscire ad ascoltare suoni altrimenti coperti dai rumori della vita quotidiana, cerco informazioni, leggo articoli e recensioni, guardo fotografie ... il mio viaggio comincia da qui, fantasticando sulle cose che vedrò. Mi piacerebbe che chi si imbatte in questo blog, per caso o meno, riuscisse a cominciare il suo viaggio leggendo qualche mio post, si lasciasse pervadere dalla voglia di sapere, di conoscere cosa nascondono i luoghi di cui parlo. Non è che poi io non gradisca una bella vacanza sole - mare e stop. Solo che a me non capita. Perchè intorno a me, che mi godo il caldo del sole e il blu del mare, c'è una miriade di persone con storie tutte da conoscere che costituiscono il viaggio nel viaggio. In fondo, se ci sono rimaste non troppe libertà, quando si presenta l'occasione di scegliere, scegliamo! Scegliamo di conoscere, di approfondire, di muoverci, in tutti i sensi!!! Viaggiare Scoprire Conoscere ... sono certa oggi più che mai che mi rispecchi in pieno!


Viaggiare Scoprire Conoscere



mercoledì 5 dicembre 2012

Mesiversario!

Eccoci  qui, esattamente un mese fa nasceva questo blog, frutto della mie grandi passioni: il viaggio e il parlare a raffica! Perciò buon mesiversario a me, al mio blog, a chi ci è capitato per caso, a chi un po' mi cerca, a chi mi legge con costanza, a chi ha trovato quello che cercava e a chi lo sta ancora cercando (pazientate, tutto arriva per chi sa aspettare!) ... Per festeggiare voglio inserire qualche foto a cui sono particolarmente legata, ricordi di viaggi intensi...


Prima volta in Kenya, presso la struttura "Home for Needy Children Mama Anakuja"











E il primo safari fu inaugurato da due ghepardi... Tsavo Est











Prima volta a Parigi...








Prima volta in Burundi...villaggio San Francesco, Kayongozi



                                                                                     
Prima volta a Verona



Questi sono solo alcuni dei miei viaggi, delle prime volte che mi sono imbattuta in volti, in città, in emozioni. Ma ci sono moltissimi altri posti che hanno un posto speciale nel mio cuore...per questo, però, aspettiamo il prossimo mesiversario... 

venerdì 9 novembre 2012

Bla, bla, bla...

Moltissime volte, raccontando di viaggi fatti all'estero o semplicemente fantasticando ad occhi aperti e a voce alta su una qualche meta esotica, mi sono sentita ripetere: "Bellissimo, anche a me piacerebbe andarci, ma la lingua è un problema!". Con più di un dubbio, alcune volte sorrido, soprattutto se non conosco bene la persona che ho di fronte (non posso certo dar battaglia agli sconosciuti!), altre volte, invece, mi oppongo decisamente a questa affermazione. Perchè, è vero, più sai meglio è (parlo sempre di questioni linguistiche, per altro il mio pensiero è esattamente opposto), ma non è affatto detto che se non sai devi rimanere sulla poltrona a sfogliare riviste che parlino di viaggi compiuti da altri, anzichè consultare guide mentri prepari il tuo. Cercare di farsi capire può essere molto complicato, soprattutto se il paese che ti ospita ha addirittura altri idiomi, ma questo se ci soffermiamo a quella che si definisce comunicazione verbale. Se andassimo oltre, scopriremmo una miriade di persone pronte ad interpretare i nostri gesti, magari con qualche sorriso, magari anche con qualche fraintendimento, ma disponibili a risolvere piccoli e grandi dubbi. Quando magari si esce dall'aeroporto e si va in cerca di un qualche cartello che indichi la via da prendere, "bene l'ho trovato! Dice...o mamma è in cecoslovacco...senza traduzione in inglese..." ecco forse a quel punto sopraggiunge un leggero sconforto (provato in primissima persona, ma questo lo racconterò in un altro post), ma basta andare in cerca di qualcuno e il gioco è fatto.
Si tira fuori una mappa, si fanno due gesti, anche qualche verso onomatopeico se è il caso, e a un certo punto spunta fuori la via giusta! Non sono solo i monumenti o le belle piazze le cose da vedere in un viaggio, sono anche le persone che si incontrano, che si conoscono lì, che lo possono rendere unico. Certo, sempre con attenzione e prudenza e resistendo alla tentazione di fidarvi di chiunque, solo per stanchezza.
Questo accade quando si cercano soluzioni pratiche. Quando, al contrario, si ha la fortuna di poter scambiare quattro chiacchiere con persone che non solo non parlano la tua lingua, ma neanche qualche accenno delle lingue straniere più diffuse, inglese e francese per esempio, ecco allora si verifica il più straordinario dei miracoli linguistici: ci si capisce perfettamente. Perchè ci si affida a qualcosa che va oltre le parole, a qualcosa fatto di sguardi, sorrisi, di sfumature che si sentono "con la pancia" non con le orecchie. Così, si può trascorrere un pomeriggio parlando in kirundi, per esempio, con il risultato di vedersi abbracciare e sorridere senza essersi procurati quell'affetto con le parole, ma solo con la volontà di volere andare incontro all'altro, espressa con gli occhi. O può succedere di fare lunghe conversazioni in swahili, con persone consapevoli come te di un'incomprensione linguistica di fondo, ma che ti lasciano talmente gioia, che tutto il resto passa in secondo piano.
Chi viaggia ha una grande, grandissima fortuna, che è quella di poter mettersi in gioco e, siccome l'Italia è splendida, ma il mondo è grande, potrà capitare di scontrarsi con barriere più o meno difficili da abbattere, ma questo rende solo il gioco più divertente. Andiamo, improvvisiamo, facciamo gaffe e molte anche, ma gustiamoci tutto quello che c'è, senza paura!