Tra vent'anni non sarete delusi delle cose che avete fatto ma da quelle che non avete fatto. Allora levate l'ancora, abbandonate i porti sicuri, catturate il vento nelle vostre vele. Esplorate. Sognate. Scoprite. (Mark Twain)

I suggerimenti del mese

Benvenuto Dicembre!

mercoledì 5 ottobre 2016

Casa Africa (terza parte)

Sono tre giorni che qui tira un vento da portar via. A me il vento non piace per niente. Anzi, tra gli agenti atmosferici è proprio quello che mi piace meno. Ha però un pregio, e quello gli va riconosciuto: fa diventare l'aria pulita pulita e il cielo limpido e cristallino. Ecco perché ogni volta che il vento compie la sua opera, il pensiero mi torna in Africa. E dal momento che il mio racconto sulla prima esperienza in Kenya era rimasto da completare, penso sia giunto il momento.

Prima cliccate qui, per creare l'atmosfera.

Eravamo rimasti al ritorno dal nostro meraviglioso safari nel parco Tsavo (piccola ricapitolazione: niente acqua, umore nero, pancia piena e acqua tornata, umore decisamente in salita).

Mama Anakuja
Per alcuni giorni ci dedichiamo a girare in Malindi al mattino e ai bimbi dell'orfanotrofio Mama Anakuja il pomeriggio. Ci fanno fare giochini e balletti sulle prime imbarazzanti, ma una volta liberati di tutti i nostri schemi per i quali gli adulti, se non vogliono perdere il decoro, non devono imitare galline, fare trenini o parlare come sciocchi, ecco, si apre una specie di varco nello stomaco ed escono le brutture. Praticamente è stato come rovesciare nel vento tutta la pesantezza accumulata e riempire la pancia di una sensazione di libertà incredibile. E anche se all'inizio non capivamo proprio cosa fare, e quindi eravamo derisi in modo plateale, dopo un attimo vederli ridere faceva stare bene anche noi, e il gioco diventava semplicemente farli divertire il più possibile. Sono state le ore meglio spese di sempre. Insieme a quelle trascorse con i bimbi del Burundi.
A Malindi giriamo in tuk tuk ormai con una certa scioltezza, facciamo acquisti contrattando come pazzi e diventando oggetti di invidia da turisti poco abituati alla pratica, compriamo quello che possibilmente possa stare in valigia, ma tanto «in qualche modo ce lo facciamo stare», per citare una massima da noi molto utilizzata. Un giorno propongo di andare a fare un'escursione alle rovine di Gede. Avevo tanto sentito parlare di questo posto un po' misterioso, con una storia di ricostruzioni, danneggiamenti e invasioni varie, soprattutto perché dicono abbia ispirato l'ambiente in cui abita Re Luigi nel cartone disney "Il libro della giungla". Ecco, è vero. Sembrava di essere nel cartone. Liane, alberi altissimi, palazzi in rovina e tante, tantissime scimmie. Bello bellissimo, assolutamente da vedere. 
le rovine di Gede
Giriamo una buona mezza mattinata e usciamo dal fresco degli alberi non rendendoci conto dell'ora. Ma appena torniamo sulla strada sterrata e cominciamo a camminare per arrivare sulla via principale in cerca di un "matatu" (= bus 22 posti che però funge da bus di linea triplicando la capacità ma nel medesimo spazio) ci coglie il mezzogiorno africano, che è di fuoco veramente. Un caldo da pazzi, e sappiamo che girare a quelle ore non è saggio, ma girando in terra africana, seguendo il sole e le cose belle ed essendo anche senza orologio, il senso del tempo si perde decisamente. Così ci fermiamo stremati in un chioschetto a prendere una bottiglia di coca cola con quattro cannucce. Rigorosamente di vetro e rigorosamente da restituire vuota. Ed è stata una di quelle cose che subito, quando sei stanco, non cogli al meglio, ma che poi sono il sugo del viaggio, perché la condivisione, anche nel disagio, è bellissima. 
Ripartiamo per Malindi e facciamo tappa nell'agenzia del nostro amico che ci propone di fare il giorno dopo il "Safari blu". Accettiamo ovviamente, e il giorno dopo veniamo imbarcati su una barchetta nel parco marino di Malindi per una giornata all'insegna del mare. C'è da dire una cosa sul mare del Kenya. Essendo oceano, spesso è mosso e inoltre è soggetto a maree, quindi il bagno si può fare certamente ma a volte è difficoltoso. Però la sabbia è dorata e quando è bagnata luccica ed è incantevole. Il safari blu permette invece di scoprire il mare da cartolina, di tutte le sfumature di azzurro, vedere un sacco di pesci e mangiare in modo assolutamente meraviglioso. Ci godiamo proprio la giornata, immersi in uno dei paesaggi che più preferisco al mondo. Che comunque il bagno alla spiaggia pubblica siamo andati a farlo un paio di volte, ma il safari blu porta in luoghi altrimenti inarrivabili.
safari blu
Torniamo al campeggio, doccia, cena, partite a carte e buona notte. Come al solito. Ma quella notte riceviamo una visita. Ad un certo punto, saranno state le 3 più o meno, sentiamo bussare alla porta. Immaginate la notte buissima in un campeggio in mezzo al bush africano. Presenti solo noi 4 e un guardiano (che forse quella sera lì non era proprio presente). Il terrore. Il Maritino con coraggio imbraccia il lume a benzina e va aprire. Si trova davanti un ragazzo ancora più sorpreso di noi nel vedere un bianco aprirgli la porta. E mentre io continuo a gridare al Maritino di entrare, che chissà cosa mai voleva quel ragazzo, ho assistito alla inusuale e paradossalmente comica conversazione tra un italiano che non parla swahili e un keniano che non parla altro che swahili ma improvvisa un po' di simil-inglese. Alla fine il ragazzo voleva solo avere una camera per trascorrerci del tempo con la sua fidanzata, ecco, niente di più. Solo che quando apri la porta di un campeggio in mezzo al bush in piena notte e ti trovi davanti una persona che continuamente ti chiede qualcosa di simile a "iorru", che poi il Maritino ha capito essere "your room", un po' di spavento sale.
Così il mattino dopo, in accordo con i nostri amici, decidiamo di andare a trascorrere i giorni restanti in un hotel in centro a Malindi. Hotel che ora non c'è neanche più, ma era piccolo e ben curato, con un profumo di fiori e legno da impazzire di gioia. Abbiamo passato lì dei magnifici giorni di relax, tra colazioni super, thè con biscotti nel pomeriggio e lunghe chiacchierate alla sera. Sempre andando dai "nostri" bimbi. Sempre costruendo legami che difficilmente saranno mai spezzati. Sempre incastrando nel cuore quel pezzetto d'Africa che ora pulsa e ci fa avere nostalgia.

Questa volta il racconto è davvero terminato. Vi ricordo che potete leggere la prima parte qui e la seconda qui.
Se volete sapere qualcosa di più sulle rovine di Gede, date un'occhiata qui.
Io in Kenya sono tornata e so che tornerò ancora, soprattutto per loro.

Kwaheri!

lunedì 3 ottobre 2016

E ottobre sia!


Benvenuto ottobre! Con l'autunno che galoppa, i primi nasi da soffiare, le prime cioccolate da scaldare...e quattro week end sparsi per il mondo in cui poter scoprire tantissime cose belle.
In questi giorni di assenza il Maritino ed io siamo stati impegnatissimi (e ciao primo raffreddore della stagione, benvenuto) con: chilometri e chilometri di esplorazione cittadina, festa di compleanno tondissimo per il papà del Maritino, avvio delle pratiche del passaporto, con conseguente ansiella. Perciò ci sono moltissime cose da raccontare in questo inizio di settimana. Oggi partiamo con i suggerimenti di ottobre, e cioè qualche idea per rallegrare i fine settimana ottobrini.

La Germania in questi giorni ha già il suo bel da fare con l'Oktoberfest, ma Monaco non è l'unica città ad offrire una manifestazione da lasciare a bocca aperta. Berlino, infatti, ospita anche quest'anno il Festival delle Luci, che dal 2005 illumina i principali siti turistici della capitale tedesca con giochi di luce bellissimi. Attenzione, però, non saranno illuminazioni statiche, ma veri e propri messaggi veicolati attraverso le luci, proiettati sui monumenti più importanti, dalla porta di Brandeburgo alla torre della TV, da vedere anche in speciali tour in bus, battello o itineranti. A corredo della manifestazione sono organizzati concerti ed eventi. Il tutto comincerà venerdì 7 ottobre e finirà domenica 16 ottobre. E molte, moltissime, sorprese, sono assicurate nel corso di questi giorni. Assolutamente da non perdere! E dicono che Berlino sia bellissima, che non guasta. Qui un po' di informazioni.




Ottobre poi è un mese ancora piuttosto caldo e chi volesse prolungare l'estasi dei bagni al mare può ancora puntare sul nostro bel sud Italia, ma anche sulle Isole Canarie o la bella e ventosissima Grecia. I prezzi sono scesi, ma il numero dei turisti anche, perciò perchè non fare una puntatina a Salerno, addentrarsi nelle grotte di Pertosa Auletta (uniche in Europa), che distano poco dalla città e magari poi fare una bella puntatina a Pompei o a Ercolano, visto che il clima ancora è mite? E poi ultimi bagni e si torna a casa pronti ad affrontare l'inverno. Qui, qui e qui trovate un po' di informazioni.


Approfittando del caldo si potrebbe fare anche un saltino in città piuttosto al nord, dove l'inverno arriva prima e allora poi diventano complicate da amare mentre si tenta di non assiderare. Ottobre è un mese perfetto per visitare città del Nord Europa come Copenhagen, Oslo, Tallin o Riga. Ma quello che vi propongo oggi è una piccola chicca fiamminga, di bellezza quasi poetica: Gand. Con una storia antichissima, Gent (o Gand) è posta ad uguale distanza da Bruxelles, Bruges e Anversa, per chi volesse ampliare un po' il suo tour. Si visita a piedi, perché è davvero piccina, ma ricca di monumenti sacri e profani, musei e ospita anche un cannone che in realtà non ha mai sparato! Per informazioni date un'occhiata qui, prima che sia troppo freddo per poterla girare a piedi e quindi anche per godere del suo fascino fiammingo.


E poi, una festa per cui moltissimi storcono il naso, ma che a me piace da matti: Halloween. Ogni anno compro la zucca (anzi ormai il mio papà le pianta e così ne ho disponibili di ogni forma e dimensione), la studio, progetto un disegno, semplicissimo che la mia manualità da scalpellina è limitata, e la intaglio. Rigorosamente il 31 pomeriggio. Poi addobbo un po' casa e spargo candele. Lo so, è un gran da fare per una sola sera ma a me, e fortunatamente anche al Maritino, piace. Halloween è festeggiato praticamente ovunque e quindi si trovano veramente feste in ogni grande città. Allora io vi propongo di venire in Liguria, a Triora. Triora è definita "il borgo delle streghe" perché alla fine del 1500 fu colpita da una grave carestia che fu attribuita alle streghe, appunto, che quindi subirono un processo paragonabile a quelli di Salem. Triora, complice il clima, la sua posizione e le leggende, è quindi perfetta per trascorrere una festa con i fiocchi. In compagnia di morti, spiriti e streghe varie. Perfetto vi dicevo. E comunque a Triora non c'è solo quello in programma. Date un'occhiata qui.

Buon ottobre a tutti!

giovedì 29 settembre 2016

100...chilometri

Cosa ci fanno due viaggiatori, che avrebbero dovuto essere in tutt'altro posto, con i piedi spellati e le gambe doloranti? Facile, sono andati in una città per cercare di esplorarla un pochino e mostrarvela in tutta (quasi) la sua fierezza. Perché, ok, non siamo potuti partire, ma questo non significa restare a casa. Stiamo camminando da un po', ma penso che faremo ancora parecchi chilometri...
Ci aggiorniamo più tardi!

P.s. È il post numero 100...e quasi quasi sono contenta!

mercoledì 28 settembre 2016

Casa Africa (seconda parte)

Quando sono di umore non proprio gioioso di solito cerco voli e hotel, così, perché mi diverte moltissimo. Ma, dal momento che un volo e un hotel ci sono già, visto che domani saremmo dovuti partire e invece non lo faremo, visto che non voglio strapazzare la mia immensa piaga, la seconda attività che mi ridà il sorriso è scrivere di Africa. E siccome le nostre avventure in Kenya erano rimaste in sospeso, eccovi servita la seconda parte. Prima, però, cliccate qui (è una canzone tutta turistica ma a me mette allegria e ricorda bellissime risate) e immergetevi nel clima africano...

Dunque, eravamo rimasti al trascorrere dei giorni tra Malindi e i bimbi della casa Mama Anakuja. Decidiamo un giorno di voler provare l'ebrezza del safari. Come sapete il Kenya è ricco di parchi, ma il più famoso e raggiungibile è lo Tsavo (che è diviso in est e ovest, è immenso). Prenotiamo con il nostro amico, che ha un'agenzia turistica, un safari di due giorni e una notte con pernottamento in un campo tendato (ma bello bello bello) e il mattino dopo, prestissimo col buio, partiamo per questa nuova avventura. Il nostro driver è bravissimo e ha un grande occhio, tanto che nel tragitto (impieghiamo comunque diverse ore per raggiungere il parco) ci indica segni di serpenti o code sospette. Ci fermiamo di tanto in tanto nei villaggi lungo la strada per dare ai bimbi penne, quaderni e caramelle e una volta di più mi stupisco della festa che ci fanno...terra rossa e sorrisi bianchissimi! La natura ci fa un bellissimo regalo già prima di entrare nel parco: due bei ghepardi sul ciglio della strada che si fanno fotografare un po' prima di andare via. Che meraviglia! Proseguiamo, ci fermiamo nello shop in prossimità del parco non per comprare, ma per usufruire del bagno, che la giornata è lunga, e fare la conoscenza del coccodrillo Monica, che ci punta con fierezza. 
Perciò le rendiamo omaggio e con fretta paurosa entriamo nel parco. Che è una delle esperienze più belle che si possano fare. La consiglio e straconsiglio!!! Elefanti che attraversano la strada, giraffe, uccelli di tutti i generi, ippopotami (di cui uno albino), zebre (spesso girate a mostrarci il fondoschiena), gazzelle, kudu, scimmie e davvero tantissimi animali di cui ora non ricordo il nome. I momenti più belli sono senza dubbio stati due. Dormire a pochi metri dagli elefanti e relativo cucciolino, sentirli e vederli dal letto e stare seduti al tavolo dopo cena a vedere il loro comportamento anche di notte, e vedere spuntare i cuccioli di leone e le leonesse. Così, in mezzo all'erba giustamente, li abbiamo visti giocare e rincorrersi come due gattini di casa. A parlarne mi emoziono ancora. 
Non sono mancati gli spunti comici ovviamente, se no non saremmo noi. Dopo lo spettacolo del giorno prima, che si era chiuso con lo scontro bufali - leoni, il secondo giorno era cominciato più mogio, così il nostro driver decide di fare un po' di fuoripista e ci porta vicino ad una pozza d'acqua per tentare di vedere i leoni più da vicino. Ad un certo punto, però, qualcosa nella macchina si rompe. Dobbiamo scendere un attimo per vedere il da farsi, e mentre ci guardiamo in giro per vedere che non arrivi qualche bel leone magari affamato, vediamo spuntare una giraffa, intenta a fare colazione, che si avvicina come a voler dare il suo contributo. Uno dei momenti più buffi della nostra avventura. Anche il secondo giorno ci regala belle emozioni e davvero vorremmo stare ancora lì, ma è ora di andare, anche perché non stiamo con i bimbi già da due giorni, e ci mancano.
Tornati a casa (ricordate, il campeggio nel bush senza acqua corrente e con elettricità saltellante?) scopriamo che non c'è per niente acqua, neanche una goccia. E noi siamo completamente ricoperti di terra rossa. Ammetto che in quel momento non ero proprio il ritratto della felicità, ma poi dopo qualche ora l'acqua è tornata e siamo ridiventati uomini. Dopo una bella cena, poi, l'umore decisamente è ai massimi livelli. I piatti più buoni del nostro viaggio in Africa li abbiamo mangiati proprio lì in campeggio, preparati da una ragazza giovanissima ma veramente brava.

Avevo programmato di raccontarvi il tutto in due parti ma poi mi sono resa conto che ci sono ancora tante cose da dire. E poi la canzone è finita. 
Quindi, alla prossima puntata per sapere da dove hanno preso spunto per il cartone Disney "Il libro della Giungla", ricevere tanti sorrisi e alcune visite notturne, fare cambi di alloggio...
Se vi foste persi la prima parte, o aveste voglia di rileggerla, cliccate qui.
Durante il safari abbiamo alloggiato qui.


martedì 27 settembre 2016

Non c'è due senza tre

Avete presente quando, in questo post, vi raccontavo della nostra epopea Disney, che per due volte ci aveva impedito di godere del nostro amato giorno di regressione? Il titolo del post era "La volta buona?". Non avrei dovuto mettere il punto interrogativo. Sì perché il punto interrogativo lascia aperta la possibilità e la possibilità lascia aperta la porta alla sfortuna a volte... e comunque sappiate che il detto "non c'è due senza tre" vince a man bassa sul "Chi la dura, la vince". Almeno per ora.

Vi spiego. Giovedì saremmo dovuti partire (avete notato? Saremmo dovuti...) per Parigi per poi andare il giorno successivo a Disneyland e ritornare a casa sabato. Pomeriggio. Nel frattempo però si è palesata l'urgenza di dover rifare il passaporto in vista del nostro viaggio in Thailandia, paese che vuole una validità residua di 6 mesi. Il nostro ne avrebbe avuti 5. Ok, si rifa, nessun problema. 10 anni fa, al momento di doverlo fare, eravamo andati nel nostro comune di residenza e in 20 giorni avevamo il passaporto. Ora non funziona più così. Ora devi registrarti on line sul sito della questura che ti fissa un appuntamento per cominciare le pratiche per il passaporto. Ok, perfetto, fissiamo. Sì, primo appuntamento a gennaio, se no febbraio. Troppo tardi per noi, assolutamente. Per fortuna un posticino dopo molte ansie, telefonate e mal di pancia si libera e ci danno appuntamento sabato. Mattina. Sabato mattina.
Perciò do un'occhiata ai voli e ai treni anche, che non si sa mai, giusto per vedere se c'è una remota possibilità di tornare prima e sfruttare almeno qualcosina...ma non c'è. Questa volta la magia Disney non ha vinto. Siamo felici che il tutto si riesca a combinare perché il viaggio in Thailandia lo stiamo proprio aspettando da tantissimo. Pensiamo a questo e ricordate che "con un po' di coraggio si finisce ogni viaggio".



P.s. tanto per rimanere in tema, oggi è la trentasettesima giornata mondiale del turismo, che quest'anno si commemora proprio in Thailandia!

lunedì 26 settembre 2016

Casa Africa (prima parte)

Il lunedì generalmente non mi piace molto. Non sono contenta di svegliarmi con il suono della sveglia (e di posporla non so quante volte), non sono contenta di avere il pensiero di tutta la settimana davanti, pronta a sfidarti malignamente, ma soprattutto non sono contenta della fretta. Le cose fatte nel week end, e non che non ne facciamo, altroché, hanno una loro velocità. Si può fare colazione con calma, uscire con calma, fermarsi a chiacchierare con calma...questo mi piace, e molto anche.
Per questo ogni volta che mi fermo a pensare a quanto detesti l'idea della fretta e delle "cose da fare", alla fine mi viene da sorridere perché il mio cervello le associa al Paese che forse più di tutti ha accantonato la fretta: l'Africa. E quando penso all'Africa, non posso che essere felice.
Vi ho già raccontato di quando siamo stati in Burundi (qui se volete potete rinfrescare la memoria), ma non vi ho mai fatto partecipi delle nostre avventure nel bellissimo Kenya.
Penso sia giunto il momento. Però, prima di darvi alla lettura, cliccate qui e sentite che musica.
3, 2, 1, via...

in viaggio verso Msabaha
In Kenya siamo stati due volte, per ora ma il numero è destinato a salire, di cui la prima ha visto la nostra permanenza per quasi tre settimane. Quattro amici, un numero imprecisato di valige e tanta, tantissima voglia di tornare in quell'Africa che ci aveva già strappato il cuore e desiderosi di scoprirne un nuovo pezzetto. Dopo un volo di 14 ore arriviamo all'aeroporto internazionale di Mombasa, dove un amico di un amico ci preleva per portarci alla destinazione finale: Malindi. O meglio, vicino a Malindi, a Msabaha, nel cuore del bush africano, in capannine senza acqua corrente e con luce elettrica...a intermittenza diciamo. Partiamo e per me è tutto un guardare dal finestrino e rimanere stupita. Il percorso è lunghetto e nel frattempo rimaniamo anche senza benzina. Cose che capitano (e ricapitano anche), tanto non abbiamo fretta. Riusciamo a ripartire e quando l'autista si infila in una stradina piccolissima tutta immersa nel verde capisco che siamo arrivati. Infatti dopo poco vediamo il posto che ci ha ospitato nella prima settimana e il nostro amico che aveva già preparato un lautissimo banchetto. Sono le quattro del pomeriggio più o meno, ma un benvenuto culinario non si può rifiutare. Ci mostra le nostre abitazioni, piccole capanne con tetto in makuti che ci hanno fatto provare esperienze molto selvagge. Il contatto con la natura però è indimenticabile. Certo subito il fatto che non ci sia l'acqua corrente e manchi anche la porta del bagno fa uno strano effetto, ma ora che sono qui a digitare queste parole, sono davvero contenta di aver vissuto questa avventura.
sotto la zanzariera nei nostri alloggi
Il nostro obiettivo di viaggio era essenzialmente portare medicine, soldi e vestiti ai bimbi dell'orfanotrofio Mama Anakuja, una struttura fondata da una super donna di Varese che si è innamorata dell'Africa come noi tutti ma a differenza nostra ha avuto la possibilità e il coraggio di rimanere lì e fare qualcosa di concreto.
Dopo esserci sistemati un po' andiamo in giro per i dintorni del nostro campeggio a salutare e portare qualcosina anche alle famiglie che vivono lì vicino e che i nostri amici già conoscevano. Veniamo ricevuti da queste persone con un amore che scioglie tutti i nostri pensieri, ci fanno sedere, ci raccontano in swahili chissà quali cose (avevamo una specie di interprete swahili - inglese, che è un amico in verità e il factotum del campeggio, però non sapeva molto l'inglese, quindi siamo andati un po' a intuito a volte.) ed Elisabeth, una straordinaria signora con degli occhi blu pazzeschi, ci dà anche una benedizione. Il tempo si cristallizza. Non ci sono le cose da fare né i tempi da rispettare, ci sono persone da salutare, bimbi con cui giocare. I bimbi. I bimbi dell' orfanotrofio ci accolgono con i loro occhi curiosi. Conoscono già i nostri amici e presto imparano a conoscere anche noi. E noi impariamo a conoscere loro. Chi va a scuola, chi ama il calcio, chi sta in braccio perché troppo piccino per camminare, ognuno di queste creature ha già un passato complicato ma ora ha un'opportunità. Li salutiamo perché dopo le 18.00, al calar del sole, ci dicono che non è prudente stare in giro, ma promettiamo loro di ritornare il giorno dopo. Ritorniamo perciò al campeggio e ci prepariamo per la prima cena e la prima notte. Non dimenticherò mai più la Felicità che ho provato in quelle sere, seduti ad un  tavolo sotto gli alberi, con la musica di un dj un po' improvvisato ma volenteroso, a mangiare piatti buonissimi, rigorosamente con le mani, a giocare a carte e a correre nella casetta per accendere il lume a benzina al suono di "oh no...generator!" (uh quante volte lo sentiremo!), generatore rotto e addio corrente. Ma alla luce del falò si sta bene e per dormire c'è sempre tempo. Le notti senza luce, poi, regalano cieli stellati inimmaginabili...
Mama Anakuja
I nostri giorni sono così divisi: al mattino i bimbi sono a scuola perciò giriamo per Malindi o facciamo qualche escursione in posti vicini, al pomeriggio andiamo a giocare con loro. Ci insegnano balli e filastrocche e ridono di gusto quando non capiamo. Però sono abilissimi insegnanti, e il mio quadernino è pieno di parole che mi hanno pazientemente detto e ridetto.

Malindi è particolare, è una città ma a misura di abitante, perciò può capitare di vedere una grandissima esposizione di mobili in legno sulla strada accanto a donne che passano la loro giornata a vendere frutta. Varia, diciamo. A me manca molto. Manca l'odore, il rumore, il sorseggiare una Tusker "baridi baridi" (la Tusker è una birra, baridi significa fredda), il rimanere senza benzina e andarla a prendere con due taniche bucate, sentir ridere e non capirne subito il motivo...manca tutto quello che l'Africa ti regala. Ed è moltissimo.
E siccome è moltissimo e tutto è degno di essere condiviso, ho diviso il racconto in due parti, per farlo assaporare meglio.
Perciò alla prossima puntata, in cui vi dirò del nostro safari, dei nostri incontri notturni e delle nostre gite avventurose...
E nel frattempo,cliccate qui.



Msabaha


venerdì 23 settembre 2016

Moussaka... e si è di nuovo in vacanza!

Di solito la mattina leggo le notizie del mondo per farmi un po' un'idea della direzione che stiamo prendendo...o perdendo il più delle volte. Questa mattina ho iniziato a leggere ma poi l'occhio mi è andato su una pubblicità. Che per fortuna è anche abbastanza in tema, ma tanto ve l'avrei indicata comunque come chiarissimo esempio di "prendere la palla al balzo". L'avrete sicuramente vista, ma in caso contrario eccola:


"Brad (Pitt, ovviamente) è single. Vola a Los Angeles a 169 dollari a tratta". La Norwegian Air, compagnia low-cost norvegese, oggi ha fatto proprio centro.

Ma non era di questo che intendevo parlarvi, però una risata, seppur dolce/amara, va sempre condivisa. Oggi è venerdì e se non avete programmato niente o se semplicemente il primo freddo vi fa venire fame, e soprattutto se il week end vi regala qualche momento libero, potreste dedicarvi ad una buonissima ricetta del mondo. Che tutto sommato è sempre un po' viaggiare.

Col Maritino abbiamo assaggiato questo piatto, greco per darvi un indizio, nella nostra prima grande vacanza, a Creta più di 10 anni fa. Vacanza di cui, se avete voglia, potete leggere qui.
Da allora non abbiamo mai smesso di cercarla ogni volta che siamo tornati in Grecia e l'abbiamo riproposta anche a casa, con l'aiuto della mia mamma, perché la ricetta è un po' lunga.
Si tratta della Moussaka, piatto golosissimo della tradizione greca (che però ho mangiato anche in Egitto), che ha il pregio di incorporare verdure così da nascondersi dietro le sembianze di un piatto light. Bugia, però è buonissimissimo.
Ecco gli ingredienti e i passaggi che ci hanno portato ad un più che dignitoso piatto di Moussaka:

3 melanzane
2 patate (non sono presenti in tutte le ricette, nella nostra non lo erano ma in Grecia sì, perciò le abbiamo messe)
1 cipolla
500 gr di carne trita
passata di pomodoro (la ricetta dice 425 gr ma siamo andati ad occhio in verità)
besciamella (da fare un po' soda, la ricetta prevedeva addirittura di metterci due uova ma noi abbiamo fatto la salsa tradizionale)
pecorino grattugiato

Dopo aver tagliato le melanzane, averle cosparse di sale e aver aspettato un po', più o meno un'oretta, le abbiamo sciacquate, strizzate e fritte. E si comincia bene. Esiste una versione più leggera che prevede di metterle in forno, fate voi. Nel frattempo abbiamo bollito le patate e le abbiamo tagliate a fettine. Poi siamo passati alla carne. Per praticità abbiamo fatto un "semplice ragù" di carne partendo dal soffriggere leggermente la cipolla in olio, poi si aggiunge la carne e si fa cuocere una decina di minuti. Si aggiungono la passata di pomodoro e gli odori. Sarebbe previsto l'alloro ma a me proprio non piace. Il tutto cuoce una mezz'ora e va mescolato di tanto in tanto. Abbiamo preparato poi la classica besciamella, e qui il Maritino è imbattibile, e quando tutto era pronto abbiamo assemblato a strati: patate, un po' di melanzane (metà circa), ragù, besciamella, e di nuovo patate/melanzane/ragù/besciamella. Un po' di pecorino grattugiato e in forno per 30/40 minuti (ma regolatevi con il vostro) a 180˚. Prima di mangiarla bisogna aspettare un po' perché è letteralmente incandescente! 

Provate, e vi sembrerà di essere in una taverna greca, magari con i piedi sulla sabbia, con un bel bicchiere di Ouzo ghiacciato davanti...


Non ho foto della nostra per drammaticità delle immagini (ha regnato un caos tremendo in tutta la preparazione e alla fine è andata...), ma questa è molto simile. Solo più a fuoco. E con aggiunta di patatine che noi non abbiamo fatto. 
Il libro da cui abbiamo tratto la ricetta è "Cucina greca" di Anne Wilson, ricetta che però abbiamo modificato un pochino secondo gusti ed esperienze dirette.