Tra vent'anni non sarete delusi delle cose che avete fatto ma da quelle che non avete fatto. Allora levate l'ancora, abbandonate i porti sicuri, catturate il vento nelle vostre vele. Esplorate. Sognate. Scoprite. (Mark Twain)

I suggerimenti del mese

Benvenuto Dicembre!

giovedì 17 gennaio 2013

Tutti a Bruges!

Sarà che sono ancora sotto l'effetto della magia veneziana, sarà che dove c'è acqua per me c'è qualcosa di bello da vedere, ma oggi occhi puntati sulla città di Bruges.
L'ho scoperta da poco, a dire il vero, e già mi affascina! A parer comune è il posto delle favole, quello che quando ci arrivi sembra di essere Semola nella "Spada della roccia". Tra le città che vantano il titolo di "Venezia del nord", Bruges è senza dubbio quella che se lo merita maggiormente. A parte il il fatto che tutti i Paesi Bassi sono una sorta di miracolo ingegneristico, alcuni punti sono più bassi del livello del mare, ma tal'è, sono sempre al loro posto.

Per chi parte da lontano, a Bruges si arriva con il treno, non c'è l'aeroporto, si vola fino a Bruxelles e poi da lì si prende il treno. Il tragitto dura più o meno un'ora.Poi arrivi nel centro storico, dichiarato dall'Unesco sito "Patrimonio dell'Umanità", fitto di negozi di cioccolato e souvenirs, e ti sembra di stare in un paesaggio disegnato da Walt Disney, con le case basse, tutte belle, tutte antiche, che si affacciano sui canali, che tra l'altro sono un ottimo modo di visitare la città nella bella stagione.

Il cuore più antico della città medievale è costituito da due piazze, Markt e Burg, dove si possono visitare il mercato del pesce e salire sulla Torre Belfort, e dai suoi 83 metri di altezza godere di un panorama mozzafiato. Inoltrandosi poi nelle viuzze del centro si incontrano la Cattedrale di Sint Salvator, una delle chiese più antiche, la Chiesa di Nostra Signora, con la sua guglia alta 122 metri, il Municipio, di gusto squisitamente gotico, il museo Groeninge, di grande valore artistico.

Vale la pena, però, girovagare liberamente in questo bellissimo tesoro medievale e scoprire angoli di tipico splendore, come il Beguinage "De Wijngaard", molto caratteristico, formato da un gruppo di case raccolte intorno ad un piccolo giardino, e assaporare il tempo che qui sembra non correre veloce come nelle nostre frenetiche città.
La città appoggiata sui canali vive in una dimensione placida, serena, è bello camminarci dentro e assaporare il gusto della tranquillità, osservare i bei riflessi degli edifici sull'acqua, camminare lungo le sponde dei canali e sorseggiare una buona birra, che qui viene fatta in un modo particolare che consente di avere un'ampia scelta di sapori.
Insomma, Bruges è senz'altro una città da vedere, ma soprattutto da vivere!

Per chi fosse interessato a qualche notizia pratica:
http://www.belgio.cc/centro-storico-di-bruges.html
http://www.brugge.be/internet/en/index.htm


mercoledì 16 gennaio 2013

Viaggiare e camminare

"Si possono percorrere milioni di chilometri in una sola vita senza mai scalfire la superficie dei luoghi nè imparare nulla dalle genti appena sfiorate. Il senso del viaggio sta nel fermarsi ad ascoltare chiunque abbia una storia da raccontare.
Camminando si apprende la vita camminando si conoscono le cose camminando si sanano le ferite del giorno prima.
Cammina guardando una stella ascoltando una voce seguendo le orme di altri passi. Cammina cercando la vita curando le ferite lasciate dai dolori. Niente può cancellare il ricordo del cammino percorso."

Oggi, navigando qui e là, cercando offerte e notizie su un po' di bei posti che mi piacerebbe visitare, mi sono imbattuta in questa frease di Rubén Blades, cantautore/attore/politico panamense, come recita la nota enciclopedia online. Non potevo non riportarla, mi piace tanto. Semplice, naturale, se vogliamo anche un po' brutale, come le storie che potremmo sentire se ci prendessimo il tempo di ascoltare chi incontriamo sulla via. Quando si incontrano culture diverse, spesso è difficilissimo capire certi schemi logici che a noi non appartengono, ma possiamo dire veramente di aver viaggiato in un posto se poi torniamo a casa senza sapere niente dei suoi abitanti, della sua storia, delle vite che quel luogo racchiude e custodisce? Non credo proprio. Viaggiare per camminare un po' tra le persone, riconoscendo che quello che ci sfugge in un primo momento, può avere senso se ci prendiamo la briga di scoprirne i motivi che ci stanno dietro. Viaggiare e camminare tra le strade polverose di una città troppo affollata perchè si possa vivere bene. Viaggiare e camminare stringendo nella propria la piccola manina di un bimbo con un ditino in più. Viaggiare e camminare tra le persone malate, sofferenti, e scoprire che quando sei malato ma qualcuno si prende cura di te, sorridi più di quando eri sano. Viaggiare e camminare, percorrere la strada anche in silenzio, ma insieme, quello conta. Viaggiare e camminare per sentire la libertà che hai tenuto compressa dentro per tanto tempo, finalmente uscire fuori. Viaggiare e camminare e ridere delle piccole cose. Viaggiare e camminare e lasciarsi guidare. Viaggiare e ricordare che è bello e giusto essere felici. Viaggiare, camminare. Viaggiare ...


lunedì 14 gennaio 2013

Venezia - Vicenza - Verona

Doveva essere un piacevole week end all'insegna dell'arte ... arrivo a Vicenza, giretto esplorativo in città, cena, l'indomani visita alla mostra, altro giretto rilassato e poi via verso casa. Diciamo che invece non è stato esattamente così! Diciamo che abbiamo fatto dell'impulsività la chiave del nostro fine settimana. Diciamo che è stato fantastico come solo le belle sorprese sanno essere. Diciamo che meglio non poteva andare. Diciamo che quando si ha a fianco la persona giusta che condivide la tua passione, allora si tocca la perfezione. Dico tutto questo e vi racconto come è andata.

La direzione era bella predefinita, il viaggetto dalla mia città a Vicenza non è certo infattibile, ma non è una mezz'ora di scampagnata, ecco. Il nostro fine settimana sarebbe stato interamente dedicato alla visita della (BELLISSIMA, lo ripeterò fino a quando possibile!!!) mostra "Raffaello verso Picasso", ospitata nella Basilica Palladiana, ristrutturata da poco e molto bella, e della città di Vicenza, di cui abbiamo sempre sentito parlare bene, ma che non avevamo mai visto. Insomma, tutto bello deciso, fino a quando, a sei chilometri dall'uscita autostradale che avremmo dovuto prendere, facciamo la prima delle nostre deviazioni ... Venezia.


Così bella e affascinante, così poco distante dalla nostra meta, non siamo riusciti ad ignorare il suo richiamo. La proposta mi è proprio uscita dal cuore, quando ho realizzato che ce ne saremmo stati lì, ad una quarantina di chilometri da lei, che ha vissuto con noi attivamente un pezzetto così speciale della nostra vita. Non potevamo non andarci. Per fortuna, se una è matta, l'altro le va dietro e così, abbiamo parcheggiato la macchina, preso il "ferry lido" e raggiunto la Serenissima.



Il vaporetto ci lascia a Rialto, e noi, come fossimo di casa, ripercorriamo le calli con sicurezza fino ad arrivare a San Marco. Venezia è una di quelle città eleganti dove però mi sento perfettamente a posto. Il mare le dà quel senso di calma e quasi di sottomissione alla natura che la rendono vulnerabile e fiera al tempo stesso. La Basilica se ne stava ancora là ovviamente, per fortuna non assediata da troppi turisti, intenti a dar da mangiare ai piccioni. Camminiamo tra le calli per un po', percorrendo il ponte di Rialto, riandando dal gioelliere in cui mio marito ha comprato l'anello di fidanzamento, riguardando i tanti negozi di abilissimi artigiani del vetro, passeggiando sulle sponde del Canal Grande. Ci sono angoli di Venezia che amo particolarmente, dove la luce si riflette in un modo unico, dove si può godere di silenzi quasi irreali, ti rendi davvero conto che la vita senza auto è un'altra cosa.
Stiamo qualche ora a goderci la città e poi ripartiamo per Vicenza, davvero, questa volta.




Troviamo senza difficoltà l'albergo, e questo lo preciso perchè, in tanti anni di viaggi, non è proprio stato sempre scontato! L'hotel è bello, moderno, accogliente e vicinissimo al centro. Posiamo i bagagli, e andiamo a piedi nel centro storico. E saranno state le sapienti illuminazioni cittadine, non so, ma il centro storico di Vicenza ci appare bellissimo.
Organizzato, pulito, ricco di storia, la basilica Palladiana è incantevole, ci sono cascate di luce che la illuminano ... una prima impressione più che positiva! Facciamo in un mezzo pomeriggio tutto quello che avremmo dovuto fare in un giorno ... percorriamo Corso Palladio, via principale del centro storico, vediamo il bellissimo Teatro Olimpico, il Duomo e arriviamo fino al Castello. Compriamo anche un po' di baccalà alla vicentina, non potevo non assaggiarlo, vediamo che per la mostra c'è una coda lunghetta anche considerata l'ora, ma non ci spaventiamo ... tanto abbiamo prenotato. Con una piacevole passeggiata ritorniamo in albergo. Non male come primo giorno ... gambe stanche e cuore felice!
Il mattino ci trova affamati, ma a questo pensa l'albergo con una colazione super! Check out e partiamo per andare a visitare la mostra.

Anche con le luci del giorno Vicenza ci appare bellissima!!! Giriamo un pochino nel mercatino dell'antiquariato sparso per il centro storico mentre aspettiamo che arrivi l'ora dell'entrata e poi...entriamo nel fantastico mondo dell'arte! Colori, forme, sguardi...tanta commozione nel vedere soprattutto alcune opere ... BELLISSIMA!!!
Ancora un giro e poi recuperiamo la macchina per tornare a casa ... anzi no, deviamo a Verona, tanto è sulla strada! E così, il nostro "week end artistico" si è trasformato nel "week end delle tre V"!

Verona, ci siamo stati un numero di volte molto vicino al 10 ma è sempre meravigliosa.
Ormai sappiamo benissimo dove andare a cercare parcheggio, le strade anche meno trafficate da percorrere, le cose che ci toccano il cuore. Come la Casa di Giulietta, che è in assoluto il mio luogo preferito, soprattutto quando, come ieri, non è assediata dai turisti che le toccano il seno per seguire la tradizione e poter quindi ritornare. Tanto per precisione, noi non l'abbiamo mai toccato e siamo sempre ritornati!!! Il sole tramonta mentre siamo sotto il balcone, è impossibile non farsi risuonare in testa i bei versi di Shakespeare ... con un po' di commozione salutiamo Giulietta, l'Arena, piazza delle Erbe, piazza Bra e ci incamminiamo sulla via del ritorno a casa, questa volta veramente. Non sono mai pronta a tornare a casa, specialmente da certi posti, mi assale una malinconia ... ma tanto è così, bisogna essere a casa per poter ripartire, perciò ...

Siccome ci siamo trovati davvero benissimo, questo è l'albergo in cui abbiano pernottato: http://www.key-hotel.it/

sabato 12 gennaio 2013

Via a Vicenza


In diretta dall'autostrada ... una puntata di "Fuga nel week end"!
Stiamo andando a Vicenza per vedere,finalmente, a una settimana dalla chiusura, la mostra "Raffaello verso Picasso" ospitata dalla città nella neoristrutturata Basilica Palladiana. Quindi, piccola borsa, biglietti della mostra, prenotazione dell'albergo, applicazione nuova nuova per scrivere in diretta e via! Oggi visitiamo un po' Vicenza (se no poi lunedì cosa scrivo?!?), il Teatro Olimpico, sempre di Palladio, il Duomo e giriamo un po' per il centro storico. Domani mattina via con la mostra e poi ... work in progress, ve lo racconto lunedì!
Intanto gustiamoci quest'alba, che è uno dei motivi per cui vale la pena alzarsi prima di lei!
Buon week end!!!



mercoledì 9 gennaio 2013

Viaggi su carta, viaggi su strada

"Ho cominciato a credere che passiamo più tempo seduti di quanto dovremmo"-sorrise-"Altrimenti perchè avremmo i piedi?" (dal libro "L'imprevedibile viaggio di Harold Fry")

Era tanto tanto tempo che non mi capitava di dover prendere una matita per sottolineare qualche frase, paragrafo o parola di un libro mentre lo leggo. Poi ho iniziato questo racconto straordinario di un viaggio a piedi che il protagonista compie in primo luogo per salvare un'amica ma che, lungo il tragitto, si rivela essere anche un viaggio nei ricordi, melle memorie dei tempi passati e felici, che sembrano lontani al momento della partenza, ma che via via che il percorso progredisce riaffiorano e sembrano di nuovo possibili.
Harold, l'impulsivo sessantenne protagonista, attraversa tutta quanta l'Inghilterra per andare a trovare un'amica in punto di morte ma che, come lui le ha chiesto, lo sta aspettando, giusto per rivederlo ancora. Non è una storia strappalacrime, assolutamente, ma come tutti i viaggi, ha momenti di comicità e di malinconia, di riflessione, soprattutto durante il tragitto in aperta campagna, quando gli fanno compagnia solo i campi e le nuvole.


Deve essere un po' la stessa sensazione che si prova quando si è nel deserto. Almeno a me è capitato, quando, di passaggio nel deserto in Egitto, vi ho trascorso alcune ore, di notte. L'aflusso di pensieri che arrivavano alla testa era incredibile, incessante, ma tutte confluivano sempre nella stessa domanda, che mi affiorava alle labbra di continuo e per cui ringrazio Leopardi e la sua splendida "Canto notturno di un pastore errante dell'Asia":

"A che tante facelle?
Che fa l'aria infinita, e quel profondo
Infinito Seren? che vuol dir questa
Solitudine immensa? ed io che sono?"


Guardando quella miriade di stelle, che mai più dimenticherò, ci si rende veramente conto della piccolezza dell'uomo riguardo al mondo, e della bellezza che questo racchiude. A volte bisogna cercarla ben bene, non sempre è così facile vederla, non ci si presenta sempre sotto forma di mare cristallino o vetta altissima. Alle volte è un po' più nascosta, è uno scorcio, un masso nel deserto, e ci devi capitare, come una notte nel deserto, e affacciarti per caso dal finestrino per venire colpito dalla Bellezza. Ma poi, una volta che si ha la fortuna di sperimentarla, niente la toglierà più dalla testa.

Come finisca il viaggio del mio nuovo eroe Harold Fry non lo so ancora, ma già solo il fatto che sia partito per sentirsi parte di qualcosa, del mondo e di quanto racchiude, per me lo rende già vincitore. Mi fa venire voglia ancora di più di mettermi in marcia (magari però un aereo lo prendo volentieri) e di vedere cosa c'è di là.


martedì 8 gennaio 2013

Pegni d'amore e favole a Venezia

Stavo sfogliando con molto gusto uno dei libri a tema viaggio che mi sono arrivati a Natale, regalo graditissimo, e volevo proprio parlarvene, accennare a qualche passo e itinerario suggerito, ma, ad un certo punto, mi scorre sotto gli occhi questo titolo: "Cercando un pegno d'amore a Galway". La città irlandese è infatti il posto ideale se si è alla ricerca di un anello speciale, il famoso Claddagh Ring, formato da due mani che circondano un cuore sormontato da una corona, che, a seconda di dove e come lo si indossa, rivela lo status sentimentale di chi lo porta. Quella che subito mi è affiorata nella mente, però, non è la storia del povero marinaio Claddagh, catturato dai pirati e venduto come schiavo, ma la storia ben più nostrana e, concedetemelo, lievemente romantica, dell'acquisto del pegno d'amore per me, da parte di colui che mi rapì il cuore e mi sposò ... perciò ...

C'erano una volta due giovani innamorati, che decisero di compiere un viaggio nella città più romantica dell'Italia intera, Venezia.


I due giovani erano partiti una tiepida sera di ottobre (ottimo periodo per visitare Venezia, perchè fa ancora caldo ma le orde di turisti sono lontane) in treno, per raggiungere il mattino successivo la splendida città veneta, per un weekend destinato a rimanere scolpito, insieme a rossi cuori fluttuanti, nella loro memoria.
Quella che appare ai loro occhi dopo una notte di viaggio è una Venezia baciata dal sole del mattino presto, la luce che si riflette sui canali, l'odore del mare su cui sorge, i ponti, insomma un paesaggio fiabesco. Raggiunto l'alloggio a un passo dal ponte di Rialto, i due giovani dal cuore ardente d'amore decidono di cominciare ad esplorare la città da quella che ne è effettivamente il simbolo: piazza San Marco. Per lei è un ritornare e vedere con occhi da "grande" un luogo visto da bambina che tanto aveva amato, per lui è scoprire per la prima volta che davvero le meraviglie esistono. Entrano in San Marco, i due giovani, salgono su, su fino alla Loggia della Basilica, godono di un panorama unico, scattano una miriade di foto. Poi via al Palazzo Ducale, nelle sue belle stanze, tanto ricche di storia. Percorrono il ponte dei Sospiri, i due giovani innamorati, e ripensano a Casanova, che dell'amore ne aveva fatto una ragione di vita ( ma che, oltre ad avventure amorose, ebbe modo di fare numerosissimi viaggi e incontrare personalità di spicco dell'epoca. C'è persino chi lo definisce uno dei primi agenti segreti italiani.). Mangiano al volo e si perdono nelle calli della bella città. Così passeggiano fino a sera, quando è ora di rientrare in albergo e prepararsi ad uscire. Passa dunque la prima felice giornata a Venezia dei nostri giovani protagonisti innamorati. Ma quel che poi sarebbe diventata una delle giornate più belle ed emozionanti della loro vita, è lì che li aspetta all'alba...
Sveglia presto, colazione super, e i nostri sono pronti per un altro giro in città. Percorrono mano nella mano il Ponte di Rialto, gremito di negozi, tra cui spicca una gioielleria ... e proprio in una delle vetrine di quella gioielleria, la giovane innamorata individua quello che per lei sarebbe stato il pegno d'amore perfetto, se mai lui avesse avuto intenzione di domandarla in sposa. Lui l'intenzione ce l'aveva ... con un escamotage riesce a mandarla a vedere un altro negozio mentre lui compra l'anello, che tiene in tasca tutto il giorno, senza che lei se ne accorga mai. Visitano musei, camminano tutto il giorno, e lei pensa sempre all'anello, e non sa che è proprio lì, custodito in una tasca di un paio di jeans di un giovane innamorato.
Viene la sera, e i due decidono di andare a mangiare in un posto romantico, perchè dopotutto Venezia è romantica per definizione.
E proprio in mezzo alla cena, quando i due avevano concordato che davvero quel viaggio, quel momento erano perfetti, il giovane innamorato chiede la mano della giovane innamorata e le consegna il pegno di un Amore eterno. Si commuovono, i giovani fidanzati, e ridendo vanno in piazza San Marco, che di sera è incredibilmente fantastica, si siedono ad un bar e ascoltano l'orchestra suonare ... non c'è altro nella loro testa che Amore. Sentono il campanile di San Marco che annuncia la mezzanotte con i rintocchi della sua campana e i due si avviano felici verso il loro albergo. Il giorno dopo i due giovani devono aver visitato Murano, Burano e Torcello ... ma sinceramente gli occhi dei giovani e innamorati fidanzati erano rivolti l'un l'altro, troppo impegnati a brillare di felicità per curarsi degli altri.
Così, in quei magici giorni di ottobre, la loro vita cominciò a cambiare, e ancora oggi, mentre guardo il pegno d'amore che brilla sul mio dito, non posso fare altro che essere felice.

Chi avesse intenzione di lasciarsi incantare da Venezia dia un'occhiata a questo sito: http://www.venicebanana.com/guida.html

lunedì 7 gennaio 2013

Effetto boomerang

Dunque, dunque, dunque ... le feste sono passate ... evviva! Sì, evviva, non perchè sia matta ma perchè le mie di feste sono state un disastro, quindi ora dico a squarciagola "bentornata normalità"!!!
Ciò che di buono hanno portato queste feste, però, oltre a qualche libro di viaggio, ma tempo al tempo, è aver avuto la possibilità in momenti tristissimi, di poter raccontare un po' di aneddoti sui miei viaggi, e riuscire a strappare sorrisi e curiosità.

Viaggiare ha questo effetto boomerang a volte, lo fai e ti diverti, vedi, scopri, conosci, impari ... poi torni a casa e racconti "a caldo" le avventure, magari corredando con qualche foto il tutto. Poi in realtà tutto si pensa esaurito lì ... e invece no! Perchè il nostro viaggio lo portiamo dentro ed esce quando abbiamo bisogno di portare a galla un bel momento di relax, o un attimo di folli risate, o avventure spensierate ai limiti della civiltà che tanto ci hanno fatto sentire vivi. Si ripensa a quel momento in cui, saliti su un Range Rover scassatissimo, si guida fino a perdere la strada e si arriva fino al confine di stato, bersagliato dalla guerra e dalle violenze, ridendo come matti, uniti dalla gioia di stare insieme e dalla consapevolezza che quello è viaggiare, vivere nel Paese che ci ospita, non solo farsi ospitare passivamente, ma fermare qualcuno e cercare di chiedere informazioni anche a gesti magari, perchè non è che l'inglese sia proprio così parlato ovunque ... o si racconta di tutti gli escamotage usati per far stare in una valigia tutto quello che può contenere e anche molto di più, perchè quel viaggio lì va sfruttato per portare tutto quel che è necessario non a stare in riposo sotto il sole, ma a cercare di vivere dignitosamente dove la dignità l'hanno rubata da secoli ... e si racconta di andature lente, del tempo che sembra formato da secondi, minuti ed ore come il nostro, ma che in realtà non lo è, è il tempo dell'uomo, è il tempo per assaporare l'alba e il tramonto, che qui sfuggono spesso e volentieri, ma che in alcuni posti regolano l'esistenza ... e si racconta, soprattutto, della felicità che il partire racchiude, della gioia di tornare dove si sa che si starà bene, o di andare a vedere luoghi mai visti, per quel senso di avventura che tanto mi piace!

Eccolo l'effetto boomerang ... tutto quello che si è provato viaggiando, e che sembra riposto accuratamente nella memoria, torna indietro prepotente, riporta in superficie pensieri, sapori, colori, sensazioni ed atmosfere che riscaldano il cuore, anche quando è immerso nella fredda tristezza, rispolverando la fantastica sensazione della partenza, per un viaggio certamente, e per una nuova serenità.